La definizione di trasfigurazione cromatica soggettiva

Spesso nelle conversazioni confondiamo nettamente il daltonismo con altre variazioni ottiche, definendolo solo la trasfigurazione errata dei colori che le persone dall’occhio sano vedono.

Questa malattia ottica nasce dai difetti dei coni, una componente quasi superficiale dei nostri occhi. Prende il suo nome italiano da John Dalton(1766-1844), che la studiò nel 1794. Tuttavia, c’è una parola ancora più ambigua per indicarla in lingua inglese, ed essa è colorblindness, letteralmente: “cecità cromatica”.

La verità, però, è che non esiste un daltonismo universale. Invece, il daltonismo si dirama in quattro classificazioni, che prendono il loro etimo dagli aggettivi numerali cardinali dell’antica Grecia: protanopia (la variazione visiva per il colore rosso), deuteranopia(la variazione visiva per il colore verde), tritanopia(la variazione visiva per il colore blu) e il più speciale, acromatopsia. Quest’ultimo ha un nome derivante da a-cromo(senza colore, perché chi ne soffre vede solo sfumature di grigio). L’acromatopsia può degradare i tre tipi di daltonismo precedenti. Un soggetto da esempio è Pietro Morello, un giovane moderno musicista, affetto da daltonismo a metà strada tra la protanopia e l’acromatopsia, perciò le variazioni del rosso da lui percepite rendono qualsiasi sfumatura di questo colore, grigio.

Imparare i nomi dei tipi di daltonismo può essere difficile, ma sarebbe poco inclusivo da parte di chi non soffre di certe malattie prendere il daltonismo come la semplice incapacità di distinguere i colori, o addirittura ciò che con i colori ha a che fare, come i semafori.

Post recenti

Leave a Comment